Il doodle, tra scarabocchi e Google

Doodle” è una parola che sta sempre più diventando di uso comune nel “parlato globale”. Ma cos’è esattamente? Doodle in inglese significa scarabocchio. In realtà la parola aveva inizialmente il significato di “babbeo” o “sciocco”, forse derivante dal tedesco dudel o dödel. Poi, all’inizio del Novecento, ha assunto il significato attuale, probabilmente confondendosi con un’altra parola inglese dal suono simile, ossia “dawdle”, che significa “perdere tempo”

Google, invece, ha utilizzato il termine per definire i loghi speciali che spesso appaiono sulla sua homepage dal 1998 in occasione di anniversari o eventi speciali. Una scelta dovuta anche all’assonanza tra “google” e “doodle”. Attualmente i doodle vengono realizzati da un team di grafici e disegnatori appositamente creato da Google, che raccoglie anche proposte esterne inviate dagli utenti.
Ad oggi, Google ha realizzato centinaia di doodle per le varie versioni internazionali del suo motore di ricerca (la lista completa si può trovare qui).

Primo Doodle realizzato da Google (1998)

Primo Doodle realizzato da Google (1998)

Nella parte destra del nostro cervello

Ma, tornando al significato “tradizionale”, il doodle è rappresentato dal classico scarabocchio che ognuno di noi ha almeno una volta realizzato sul bordo di quaderni o fogli per appunti durante gli anni della scuola e dell’università. Una manifestazione del fatto che tutti hanno la capacità di produrre disegni a mano libera, anche di discreta qualità. Ma il fatto che tutti possano disegnare e produrre immagini è spesso un concetto difficile da comprendere. La capacità di disegnare è infatti tecnicamente la stessa che ci permette di scrivere a penna. Tutto dipende dall’abilità di osservazione della realtà che, spesso, non è per nulla sviluppata, portando quindi la nostra mente a rappresentare stereotipi.

Questo concetto è espresso nel libro di Betty Edwards dal titolo “Disegnare con la parte destra del cervello”. Sulla copertina è riportato: Tutti possono imparare a disegnare, purché imparino a far emergere la capacità di “vedere artisticamente”, ossia di percepire la realtà non secondo gli schemi precostituiti della mente razionale, che è gestita dall’emisfero sinistro del cervello, bensì attraverso lo sviluppo delle categorie intuitive e della creatività, cui presiede l’emisfero destro. La Edwards propone una serie di esercizi e strategie per “ingannare” l’emisfero sinistro, tendenzialmente dominante, e permettere a quello destro di “dirigere le operazioni”.

La divisione del "pensiero" tra i due emisferi del cervello

La “divisione del pensiero” tra i due emisferi del cervello

Proviamo a “scarabocchiare” ad arte

Ma torniamo all’argomento di questo post: generalmente abbiamo paura di provare a disegnare perché siamo convinti che il risultato non possa essere di qualità, ma allo stesso tempo nessuno di noi si spaventa a scarabocchiare mentre parla al telefono o mentre ascolta una lezione. Il doodling non è altro che questo: realizzare pattern di disegnini intrecciati come quelli che facciamo distrattamente sui bordi dei quaderni.

Ora basta un pennarello, un foglio di carta e la capacità di lasciarsi guidare dall’istinto. In rete si trovano migliaia di esempi originali, idee da cui trarre spunto e poter provare a sviluppare in senso artistico questa “abitudine”. Potete partire anche da forme semplici e costruire attorno strutture più complesse, o ispirarvi ad opere del passato creando un contorno di doodle ai volti di celebri dipinti della storia dell’arte, come quelli prodotti da Banar Designs. Il risultato potrà sorprendervi. Se avete ancora qualche dubbio o curiosità, guardate questo video!

Doodle di Banar Design attorni ai volti della storia dell'arte

Doodle di Banar Designs attorno ai volti della storia dell’arte


 

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About Author

Conosciuto come Gillo, nasce in Brianza nel 1988 ed è co-fondatore di Glamour Affair. Ha molte passioni, ma quella innata per la progettazione e il design lo ha portato a conseguire nel 2014, presso il Politecnico di Milano, la Laurea Magistrale in Architettura delle Costruzioni con il massimo dei voti. Iscritto all'Ordine professionale dal 2016, ha esercitato la professione di architetto e fotografo come libero professionista, lavorando oggi nella comunicazione e nella fotografia con la Società Quadrifolium Group S.r.l. che ha fondato con il fratello Stefano. Il mondo dell’arte e della creazione (non della creatività, quella la lasciamo ai grandi Maestri), lo ha aiutato ad essere un gran osservatore ed a sviluppare un attento occhio critico. Un carattere risoluto lo porta spesso ad odiare le mezze misure, ma ciò non gli impedisce di essere sempre disponibile verso tutti ed ascoltare le persone. Si ritiene tradizionalista (alcuni, per disprezzo, direbbero conservatore), ma senza timore del progresso, e crede che solo l’impegno e la costanza possano portare al raggiungimento dei propri obiettivi. Cerca sempre di dare molto valore al tempo perché, essendo di natura uguale per tutti, è il più grande strumento di democrazia.