A tre giorni dall’inizio del Festival è ora di fare i primi bilanci.

Il Festival di Sanremo 2017 ha aperto con la sensazionale interpretazione di Tiziano Ferro del brano di Luigi Tenco: “Mi sono innamorato di te“. Un omaggio dovuto a cinquant’anni dalla scomparsa, proprio durante il Festival, dell’indimenticato cantautore, morto suicida nella sua camera d’albergo. Già, perché ormai il Festival sembra più una vetrina per gli omaggi che per le novità. Omaggi dedicati anche, prima della diretta, a tutte quelle canzoni non vincenti che hanno fatto la storia della nostra Musica: Mina con “Le Mille Bolle Blu”, Celentano con “Ventiquattromila Baci”, Lucio Battisti con “Un’Avventura”, Rino Gaetano con “Gianna”, Vasco Rossi con “Vita Spericolata”, per finire con i grandi successi di Lucio Dalla e Mia Martini. Un filmato emozionante capace di andare oltre la semplice nostalgia.

E così, fino agli anni ’90, il Festival di Sanremo ha plasmato l’identità della nostra musica nazionale e consacrato mostri sacri, cadendo però da lì in poi nell’errore di cristallizzarsi nella vecchia gloria, perdendo man mano lo smalto per rinnovarsi, portando così l’avanguardia a diventare inesorabilmente passato. Da qui nasce il Festival contemporaneo, quello della memoria, non più come vetrina, ma un museo in cui anche i nomi della musica più in voga del momento si esibirebbero in una performance in “stile Sanremo“. Ammetterlo è sicuramente impopolare, ma le piacevoli e commoventi ricostruzioni del passato, quando sono oneste e soprattutto ben fatte, servono a questo: a manifestare i problemi ed invogliarci a risolverli.

Tiziano Ferro durante l’esibizione di apertura

Conti e De Filippi, il duo vincente. Manca ancora qualcosa?

Ma tutto ciò detto fin’ora è però coperto da un successo per il Festival che sta raggiungendo livelli mai pensati negli ultimi anni, con share oltre il 50% e una conduzione fresca e attuale del duo Carlo Conti – Maria De Filippi. Un evento impostato sempre più come uno show dove, è da dire, le canzoni in gara passano ufficialmente in secondo piano. Nella piacevolezza della trasmissione televisiva, si scorda quello che è il contenuto principe e per cui è nato questo evento internazionale. Evento al quale purtroppo non partecipano più i veri protagonisti del panorama musicale italiano, ma degli artisti, alcuni sconosciuti ai più, usciti dai talent show o che hanno bisogno di una vetrina di lustro per consacrarsi definitivamente artisti. A questi si affiancano coloro che vivono delle glorie del passato.

Nel mezzo di questi estremi si trova qualche cantante talentuoso, ma che non riesce a dire veramente la sua nel panorama discografico. E i veri artisti italiani dove sono? Ad esempio Laura Pausini che, come Eros Ramazzotti, ha dato l’inizio alla sua carriera proprio al Festival, pensa a girare il mondo con Tour stellari, mentre band come i Negramaro vedono milioni di dischi dopo essere stati scartati al festival nel 2005 con il singolo “Mentre tutto scorre”, ad oggi uno dei loro più grandi successi. Per non parlare dello stesso Tiziano Ferro, più volte ospite d’eccezione invitato al Festival, ma sempre respinto in passato come concorrente, in attesa di essere notato dalle case discografiche che lo hanno lanciato come uno dei più importanti artisti italiani del momento.

E allora come mai la televisione sacrifica eventi musicali come il Festival Bar, al secolo “Un disco per l’estate“, per promuovere festival musicali che di musica contemporanea italiana hanno poco o nulla? Domande che i piani alti di “Mamma Rai” dovrebbero porsi per ripensare un evento che non riesce più ad esprimere la realtà musicale e cantautorale dell’oggi, nonostante l’alta qualità di organizzazione e contenuti extra che lo caratterizzano. Le vere sorprese saranno forse tra i giovani quest’anno? Lo scopriremo, ma intanto ci godiamo uno show davvero brillante e ricco di ospiti, che farà sicuramente parlare di sé per le prossime settimane e che riempirà i chiassosi salotti televisivi e radiofonici.

Maria De Filippi e Carlo Conti insieme sul palco del Festival


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About Author

Conosciuto come Gillo, nasce in Brianza nel 1988 ed è co-fondatore di Glamour Affair. Ha molte passioni, ma quella innata per la progettazione e il design lo ha portato a conseguire nel 2014, presso il Politecnico di Milano, la Laurea Magistrale in Architettura delle Costruzioni con il massimo dei voti. Iscritto all'Ordine professionale dal 2016, ha esercitato la professione di architetto e fotografo come libero professionista, lavorando oggi nella comunicazione e nella fotografia con la Società Quadrifolium Group S.r.l. che ha fondato con il fratello Stefano. Il mondo dell’arte e della creazione (non della creatività, quella la lasciamo ai grandi Maestri), lo ha aiutato ad essere un gran osservatore ed a sviluppare un attento occhio critico. Un carattere risoluto lo porta spesso ad odiare le mezze misure, ma ciò non gli impedisce di essere sempre disponibile verso tutti ed ascoltare le persone. Si ritiene tradizionalista (alcuni, per disprezzo, direbbero conservatore), ma senza timore del progresso, e crede che solo l’impegno e la costanza possano portare al raggiungimento dei propri obiettivi. Cerca sempre di dare molto valore al tempo perché, essendo di natura uguale per tutti, è il più grande strumento di democrazia.

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