Gli attuali avvenimenti che stanno sconvolgendo l’Italia e il suo territorio in questi ultimi mesi, hanno acceso una forte riflessione: da una parte la necessità di preservare un patrimonio culturale di cui spesso ci si fregia ma che mediamente viene trascurato; dall’altra la necessità di recuperare una forte autostima ormai perduta, che si fonda sulla storiografia passata e contemporanea e sull’opera di personaggi che hanno dato il via, nel Secondo Dopoguerra, ad una forte crescita economica mai vista nei paesi occidentali.
La consapevolezza della fragilità del nostro territorio deforma quel racconto di un Paese votato al bello, un discorso affascinante che però non corrisponde alla realtà. Gli Italiani, che, come affermava Montanelli, non hanno “memoria” del loro essere Italia, amano crogiolarsi nel loro patrimonio artistico e paesaggistico senza però assumersene la responsabilità. La verità è che questo racconto risulta essere consolatorio per noi. Ci riconosciamo in un patrimonio che in verità non è nostro, fregiandoci di un passato come un’onorificenza da affiggere al petto.

Ma è ora di comprendere che questo patrimonio è un un onere e non solo un onore. Occorre raccontare un Paese fuori dagli slogan e rifondare una nuova idea di futuro partendo dal passato. Investire in un nuovo Rinascimento perché altrimenti, tra qualche decennio, di tutto ciò rimarrà ben poco. Il lavoro che ci aspetta nei prossimi anni è enorme: ristrutturare un territorio provato e ferito partendo da una nuova idea di Paese.
Ma questo impulso non deve partire, come si decanta ormai giornalmente, solo dalla politica. Non sono solo i finanziamenti che costruiscono una cultura, ma la consapevolezza della propria origine e della futura destinazione. Innanzitutto partendo da quelle premesse che dagli anni ’50 del solo scorso hanno permesso lo sviluppo economico del nostro Paese, con personaggi come Enrico Mattei che sfidò le “sette sorelle” con l’Eni, e Adriano Olivetti che unì cultura sociale, design ed industria in un progetto che produsse il primo computer al mondo.

Valorizzare personaggi e menti e non emarginarli innalzando fieri la “bandiera dell’italiano medio”; e, più indietro, la nostra storia culturale ed umanistica, che ha creato tutte le premesse per la realizzazione di tutto ciò sopra citato, incorporando nei suoi prodotti la cultura come elemento essenziale affiancato all’elemento del sacrificio per costruire un futuro migliore. Già, perché i giovani, che tanto si lamentano e guardano all’estero come traguardo, ignorano tutto ciò semplicemente perché non lo conoscono. La preservazione e la conservazione, la costruzione e lo sviluppo, partono tutti dalla conoscenza del proprio passato.
Il turismo da solo non serve e il nostro patrimonio non può essere solo un pozzo di petrolio da cui attingere fino ad esaurimento, ma la base della futura crescita. Senza cadere nella banalità di costernarci per la perdita di luoghi e persone ed evitando di consolarci dicendo: ricostruiremo tutto “dov’era com’era”. Altrimenti le oltre 150.000 vittime di terremoti dal 1900 ad oggi faranno parte di quei soliti slogan consolatori che ci faranno apparire come un “gigante ferito”. Salvare l’Italia sarà l’infrastruttura su cui costruire il prossimo futuro.



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About Author

Conosciuto come Gillo, nasce in Brianza nel 1988 ed è co-fondatore di Glamour Affair. Ha molte passioni, ma quella innata per la progettazione e il design lo ha portato a conseguire nel 2014, presso il Politecnico di Milano, la Laurea Magistrale in Architettura delle Costruzioni con il massimo dei voti. Iscritto all'Ordine professionale dal 2016, ha esercitato la professione di architetto e fotografo come libero professionista, lavorando oggi nella comunicazione e nella fotografia con la Società Quadrifolium Group S.r.l. che ha fondato con il fratello Stefano. Il mondo dell’arte e della creazione (non della creatività, quella la lasciamo ai grandi Maestri), lo ha aiutato ad essere un gran osservatore ed a sviluppare un attento occhio critico. Un carattere risoluto lo porta spesso ad odiare le mezze misure, ma ciò non gli impedisce di essere sempre disponibile verso tutti ed ascoltare le persone. Si ritiene tradizionalista (alcuni, per disprezzo, direbbero conservatore), ma senza timore del progresso, e crede che solo l’impegno e la costanza possano portare al raggiungimento dei propri obiettivi. Cerca sempre di dare molto valore al tempo perché, essendo di natura uguale per tutti, è il più grande strumento di democrazia.

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