La scomparsa di Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, lascia un vuoto nel mondo della musica.

O li ami o li odi. E’ il destino riservato alle persone che hanno il coraggio e la capacità di imporre il cambiamento, nella musica soprattutto. Perché forse nessun ambiente commerciale è così tanto soggetto alle mode delle masse e alle pressioni dei produttori come quello discografico. Questi sono i Linkin Park, una band nata nel 1997 col nome di Xero, per poi cambiare con Hybrid Theory e infine Linkin Park. La morte del cantante e frontman, Chester Bennington, avvenuta tragicamente il 20 luglio scorso, non mina quella che è la gloriosa storia e il probabile, ma incerto, futuro di una band che ha saputo, con il proprio lavoro, imporre forme innovative e rivoluzionarie nel campo della discografia mondiale.

Chester Bennington, Linkin Park

Chester Bennington durante un live.

Sarebbe un momento particolare per ricordare l’uomo, per cadere nella banalità di piangere l’artista e ricordarne le glorie. Ma oggi vogliamo forse capire, ad anni di distanza dal loro esordio, quale può essere la vera eredità dei Linkin Park e della musica che Chester Bennington ha inserito di diritto, con la sua voce, nella storia della discografia. E per fare questo, a nostro avviso, è sufficiente citare un solo disco. Dopo l’enorme successo di, Hybrid Theory, uscito dopo lo straordinario EP del 1999 e prima dell’uscita di “Meteora“, l’album della consacrazione, nacque “Reanimation“, un vero capolavoro nel genere remix-alternative metal. Un lavoro che ebbe sicuramente un successo “marginale” rispetto alle oltre 30 milioni di copie vendute da “Hybrid Theory“.

Chester Bennington, Linkin Park

33 giri dell’album Hybrid Theory.

Uno dei rischi più comuni in cui può incappare una giovane band reduce da un esordio folgorante, è infatti quello di fallire clamorosamente con il nuovo album, soprattutto a soli due anni di distanza. Una grande responsabilità verso i fan e la critica, appostata al varco e pronta a sottolineare anche il minimo calo. Ecco quindi compiersi nel 2002 il miracolo di “Reanimation. Un lavoro che, grazie all’acquisita maturità artistica dei sei musicisti, risulta arricchito di suggestioni ed identità del tutto nuove. Il risultato è un lavoro estremamente razionale nella sua irrazionalità, un sound destinato inevitabilmente a far perdere l’orientamento all’ascoltatore con il suo accavallarsi di punk, hip hop e più generi di metal fusi con armonica perfezione.

Chester Bennington, Linkin Park

Copertina dell’Album Reanimation.

Reanimation” non solo vanta l’autoproduzione da parte dell’mc Mike Shinoda, ma possiede anche decine di collaborazioni con i migliori artisti metal e non solo. Nasceva così uno dei pochi album veramente sperimentali dell’epoca e, probabilmente, ancora insuperato nella sua spinta innovativa inizialmente non del tutto compresa. I titoli originari sono stati riscritti con simboli, numeri ed assonanze grammaticali, mentre le tracce sono caratterizzati da testi alternativi e da rapping extra che si danno il cambio con quelli di Mike Shinoda e le parti cantate di Chester Bennington, che vengono talvolta scratchate. La struttura del disco è basata sui successi remixati, in parte modificati e reinterpretati con uso di effetti digitali, sintetizzatore e un lavoro di voci sovrapposte ed effetti in background.

Chester Bennington, Linkin Park

Chester Bennington e Mike-Shinoda.

Dopo questi gloriosi album, “Hybrid Theory (2000), “Reanimation (2002) e “Meteora (2003), cosa rimane oggi della musica dei Linkin Park? Cosa rimane di quella spinta innovativa che ha caratterizzato i primi album della Band statunitense? Nei loro lavori attuali forse poco. Probabilmente, dall’uscita di “Minutes to Midnight (2007) in poi, il gruppo ha perso parte dell’approccio sperimentale per intraprendere vie più “politacally correct” della discografia, contraddistinte sempre dalla grande qualità che i Linkin Park hanno sempre espresso nella loro musica. Ad oggi parliamo di oltre 60 milioni di dischi venduti, due Grammy Awards e numerosi riconoscimenti. Di una Band che nel 2003 è stata eletta da MTV come il “sesto gruppo più grande di sempre“.


 

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About Author

Il mio nome è Alessio, ma per i più sono Gillo. Nato in Brianza nel 1988, sono per metà pugliese. Ho un carattere risoluto e spesso odio le mezze misure, ma ciò non mi impedisce di essere sempre disponibile verso tutti. Sono tradizionalista (alcuni, per disprezzo, direbbero conservatore) e credo che solo l’impegno e la costanza possano portare al raggiungimento dei propri obiettivi. Ho molte passioni, ma quella innata per la progettazione e il design mi ha portato a conseguire nel 2014, presso il Politecnico di Milano, la Laurea Magistrale in Architettura delle Costruzioni con il massimo dei voti. Iscritto all'Ordine professionale dal 2016, ho esercitato la professione di architetto e fotografo come libero professionista, lavorando oggi nella comunicazione e nella fotografia con la Società che ho aperto con mio fratello Stefano. Il mondo dell’arte e della creazione (non della creatività, quella la lasciamo ai grandi Maestri), in genere mi ha portato ad essere un gran osservatore e sviluppare un forte occhio critico. Cerco di dare molto valore al tempo, soprattutto perché è il più grande strumento di democrazia essendo, per natura, uguale per tutti.