Foscarini racconta l’origine e il rapporto con la luce nel Brera Design District.

In via Fiori Chiari, nel cuore di Brera Design District, si coglie immediatamente dall’esterno che lo spazio di Foscarini è tutt’altro che un’esposizione di prodotti e design. La storica azienda veneta dell’illuminazione, sulla scorta dell’ormai affermato successo internazionale, crea un santuario della luce. Dimenticate per un attimo le lampade, al loro posto sono distribuiti sei spazi chiusi in cui indagare l’esperienza della luce attraverso ambienti e musiche composte ad hoc da Giovanni Maria Filindeu, architetto, compositore e musicista autore del progetto di installazione del titolo simbolico “FARE LUCE“, dove la musica diventa “voce della luce”.

L’Architetto racconta: “La luce fa innamorare l’architettura. Questo è il principio su cui si struttura il progetto Fare Luce. La luce e l’ombra sono i primi ed essenziali materiali che il mondo offre all’architettura per il conferimento di significato allo spazio e per la sua trasformazione in luogo”. Prosegue: “Attraverso l’immersione nei sei ambienti viene celebrata la relazione tra architettura e luce, scorgendo le capacità di quest’ultima di trasformare le semplici forme in contenitori di vita. Un viaggio che restituisce nello spazio e attraverso lo spazio emozioni, ricordi, esperienze nate ed alimentate dalla manifestazione della luce“.

Un percorso fatto di momenti in spazi puri e spirituali.

Il cammino è scandito dalla musica, facendo sì che ogni ambiente diventi cassa armonica dove luce e suono si fondano. Nella prima stanza, un soffitto ricamato attraverso il quale filtra il sole di una domenica di primavera è il primo incontro con la luce. Nel secondo spazio regnano la geometria e il rapporto tra luce e ambiente interno, con decine di aperture circolari ricavate nell’involucro di legno chiaro per accoglierla con un effetto ulteriormente amplificato grazie al pavimento a specchio. La terza struttura, rivestita di granito, rappresenta la luce come dono, con una lama luminosa che dal tetto scende sulla parete di fondo avvolgendo una candela accesa.

Poi due corridoi: il primo un’alba di primavera con pareti di stoffa, sul fondo la luce di una fotografia del cielo di Capo Comino, punto più estremo a Est della Sardegna e prosegue girando l’angolo con una striscia luminosa dei colori dell’arcobaleno, “premio per il bambino di ogni età per aver pazientato durante la pioggia. Infine termina con l’energia della luce con bracieri in marmo venato delle Alpi Apuane a scaldare il cortile interno. La luce della terra torna ad essere luce del cielo. Si giunge alla fine di un percorso di “spazi bianchi e puri, semplici nelle forme e complessi nell’articolazione, pensati per essere visitati con pochi amici”.

La mostra di Foscarini ha avuto inizio col Salone del Mobile e proseguirà fino al 29 aprile, accompagnando l’uscita del libro di Beppe Finessi “Fare Luce”.

foscarini fare luce

Spazio 2, Luce e spazio – Credits GLAMOUR AFFAIR.

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Spazio 3, Il dono della luce – Credits GLAMOUR AFFAIR

Spazio 3, Il dono della luce – Credits GLAMOUR AFFAIR

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Spazio 5, L’arcobaleno – Credits GLAMOUR AFFAIR.



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About Author

Conosciuto come Gillo, nasce in Brianza nel 1988 ed è co-fondatore di Glamour Affair. Ha molte passioni, ma quella innata per la progettazione e il design lo ha portato a conseguire nel 2014, presso il Politecnico di Milano, la Laurea Magistrale in Architettura delle Costruzioni con il massimo dei voti. Iscritto all'Ordine professionale dal 2016, ha esercitato la professione di architetto e fotografo come libero professionista, lavorando oggi nella comunicazione e nella fotografia con la Società Quadrifolium Group S.r.l. che ha fondato con il fratello Stefano. Il mondo dell’arte e della creazione (non della creatività, quella la lasciamo ai grandi Maestri), lo ha aiutato ad essere un gran osservatore ed a sviluppare un attento occhio critico. Un carattere risoluto lo porta spesso ad odiare le mezze misure, ma ciò non gli impedisce di essere sempre disponibile verso tutti ed ascoltare le persone. Si ritiene tradizionalista (alcuni, per disprezzo, direbbero conservatore), ma senza timore del progresso, e crede che solo l’impegno e la costanza possano portare al raggiungimento dei propri obiettivi. Cerca sempre di dare molto valore al tempo perché, essendo di natura uguale per tutti, è il più grande strumento di democrazia.

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