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Si è appena conclusa la Design Week di Milano, tra Salone del Mobile, presentazioni in showroom, eventi e chi più ne ha più ne metta. Fucina di creativi e di giovani professionisti, sempre più attenti al connubio tra forma e tecnologia è, come sempre, il Fuorisalone. E questo 2017 è stato un vero tripudio di talenti.

Il numero civico 44 di via Cosenz, nel cuore del quartiere Bovisa di Milano, ha ospitato un progetto davvero interessante ed originale. Gli spazi della ex fabbrica che oggi ospita MakersHub e IDEAS Bit Factory sono stati piacevolmente invasi da performance, installazioni, workshop, incontri ed eventi serali.  Il tutto racchiuso nel progetto Design Hostel – “A letto con il design”, curato da Davide Crippa, designer e mastermind dell’opera tutta.

“Un connubio tra passato e futuro, al quale il visitatore si è potuto interfacciare curiosando tra le stanze che ospitano i designer e la suite con un approccio libero, attraversando epoche, luoghi e modalità di lavoro differenti. Dalla serigrafia a mano ai laser più moderni per tagliare i materiali. Un vero e proprio excursus nella storia del design”, mi racconta Crippa, mentre percorriamo le sale adibite a ostello della creatività.

Il pubblico, dunque, oltre a fruire delle mostre presenti negli spazi comuni dell’ostello, ha potuto visitare le stanze degli artisti, lavorare con loro e pernottare nella struttura.

Ci troviamo di fronte ad un nuovo modello di ospitalità: camere temporanee “pop up” in cui i progettisti, selezionati attraverso una call internazionale, hanno vissuto con le loro opere. Per l’intera durata della Milan Design Week, lo spazio è stato concepito come un ostello ibrido, a metà tra il concetto di casa temporanea e quello di fabbrica abitabile, in cui è stato possibile visitare le stanze degli artisti e vivere la loro quotidianità.

Ogni designer ospite della struttura ha personalizzato il suo alloggio a tempo con le sue produzioni, che sono diventate parte integrante della mostra collettiva, e ha trascorso le giornate con i visitatori  – dice ancora Crippa – come se in mostra non ci fossero solamente le opere, ma anche gli artisti stessi.”

Decorazioni realizzate con antiche macchine tipografiche a caratteri mobili e cliché (creati attraverso stampa 3D e lasercutting) hanno composto l’arredamento negli spazi comuni dell’ostello per rievocare le suggestioni dell’era analogica. Insieme alle macchine tipografiche, provenienti dal Museo della stampa d’arte di Lodi, sono state esposte installazioni caratterizzate dall’innovazione tecnologica e dall’approccio interattivo. Tra le opere che sono state fruibili: Ephemeral, un video-mapping che sfrutta i tessuti e le trasparenze per dialogare con i gesti umani, a cura di Giacomo Della Pinna di Cyberfreak Creative Studio; [email protected] 2.0, installazione dal retrogusto futurista che utilizza lo scoppiettio dei pop-corn per creare composizioni sonore imprevedibili (a cura di Ghigos, Paolo Pasteris, Stefano Baldan); Square Sound, un’opera ludica che, facendo giocare a dadi il pubblico, legge le combinazioni numeriche uscite per mixare in tempo reale i suoni di molteplici strumenti e dare così vita a musiche sempre diverse; Solitaries Cell un braccio robotico che gioca a dama cinese twittandone i risultati in live (a cura di Teslab e Fanuc). In mostra anche Canestra di Paolo Deganello, un oggetto ispirato alla celebre opera di Caravaggio che fonde le nuove logiche della stampa 3D con interventi pittorici manuali e la collezione di ventagli Be Fan, realizzata in digital fabrication da Ideas Bit Factory per “darsi delle arie”. Interessantissima la comunicazione non verbale associata ad ogni ventaglio, un tuffo a corte tra dame, gentiluomini e corteggiamento raffinato. Per richiamare e omaggiare un tema di attualità come la virtuosa economia circolare, erano presenti anche gli oggetti di Ghigos per Recycled Stones, realtà impegnata nel rigenerare scarti produttivi lapidei per dare loro nuova vita e nuove funzioni. Continuando i ragionamenti sul “fare con poco”, i progetti lapidei di Andrea Giovannetti, che uniscono la materia solida alla leggerezza e componibilità della lavorazione a mano.

Infine, tra le proposte ironiche e divertenti dei giovani selezionati con la call, spicca la MilanoBAG di NineDesign, una valigia che racchiude una casa e la proposta di Rotolab che disegna un divano che si crede una stanza.

Una delle 40 stanze del Design Hostel è stata dedicata all’arte visionaria del maestro spezzino Gianluca Lerici, noto come Prof. Bad Trip, artista eclettico scomparso prematuramente nel 2006. La stanza che mi ha sicuramente affascinato maggiormente tra tutte.  Lo spazio è stato arredato con diverse opere dell’autore poco note al grande pubblico e concesse da Tabularasa Tekè Gallery di Carrara: 13 elementi d’arredo, 7 sculture e 4 serigrafie. Le opere provengono dall’universo psichedelico, onirico ed immaginifico della retrospettiva ”A Saucerful of Colours”, che ripercorre l’intero repertorio di Lerici, tra i nomi più importanti della scena punk e underground italiana. Una delle opere esposte al Design Hostel, il quadro “Trittico spaziale” è stato esplorabile al suo interno attraverso l’utilizzo della realtà virtuale. I primi 100 volumi del catalogo di “A letto con il Design”, realizzato all’interno dell’ostello con le macchine tipografiche, contengono una copia delle serigrafie di Lerici firmate dalla galleria e diventeranno un prezioso lascito dell’esperienza rappresentata dal Design Hostel. Un vero e proprio viaggio mentale psichedelico nell’arte sopraffina di un ribelle.

E ancora, dopo 14 anni, lo studio Ghigos si è spostato e si è aperto per delle nuove visite a domicilio in uno spazio dove la quotidianità della vita e del lavoro si sovrappongono. Qui Ghigos ha confermato la sua vocazione “in-disciplinare” e collaborativa. Proposta al Design Hostel una “visione a più voci”, dando vita ad un nuovo manifesto del “Fragilismo” dedicato all’Huntington che, tra pochi mesi, verrà esposto in Triennale di Milano. Nella stanza sono stati esposti i bozzetti, gli appunti, le riflessioni, i video documentari realizzati insieme ai designer invitati a collaborare alla mostra che verrà: “Secondo nome: Huntington”.

Al piano rialzato dell’ostello, una special suite di 100 mq ha ospitato l’esposizione di (1:13), le 13 sedie mai dipinte nell’Ultima Cena di Leonardo, un progetto che ha coinvolto designer (tra cui CRTLZak, GumDesign, Alessandro Zambelli, Lorenzo Damiani, Sovrappensiero ) chiamati a guardare oltre quanto dipinto nella celebre opera e ad interpretare, grazie al supporto di artigiani lissonesi, le simboliche sedute degli Apostoli e di Gesù. La suite si è animata anche grazie agli oggetti immaginari pensati da Alessandro Guerriero con TamTam. Proposta anche una selezione di opere del progetto Fractus a cura del designer Carlo Contin, che utilizza l’elettricità ad alta tensione su oggetti di uso comune per mostrare la natura “frattale” del propagarsi dell’energia elettrica sulle superfici e decide di farci attaccare il cappello su l’attaccapanni Disgiunto pensato da Tecnificio in stampa 3D e legno.

L’iniziativa non si limita a voler proporre un nuovo modello di ospitalità e di condivisione delle esperienze con il pubblico – conclude il curatore – ma ha anche un obiettivo più ampio e a lungo termine: rilanciare con questo primo passo la zona di Bovisa come nuovo polo di attività innovative in occasione della Design Week. Un distretto che è già terreno fertile per l’innovazione, la sperimentazione e le arti visive, come dimostra la presenza delle scuole di design del Politecnico e di PoliHub, tra i più importanti incubatori di start-up sul territorio nazionale.”

L’iniziativa è stata organizzata da MakersHub e IDEAS Bit Factory con la collaborazione di POLI.design, della Scuola di Design e del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano.

 

Andrea Giovannetti- Foto Rossella Romano

Prof. Bad Trip – Foto Rossella Romano

(1:13) Le Sedie Degli Apostoli Foto Rossella Romano


 

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About Author

“Senza la musica la vita sarebbe un errore”. Lo diceva Nietzsche ma si adatta perfettamente alla mia anima. La mia esistenza senza le sette note, che ho tatuato addosso in modo indelebile, non avrebbe senso: un amore viscerale (e anche molto carnale). Scrivo da quando ero adolescente. Il giornalismo e la musica sono due passioni che hanno sempre viaggiato di pari passo, insieme alla moda. Dopo aver lavorato nel Fashion System per qualche anno, decido che le sette note sarebbero state il fulcro attorno al quale avrebbe gravitato tutto. Nel 2009 il grande salto: la musica diventa la mia professione a tutti gli effetti e scrivo per Rockol per 5 anni come redattrice interna. Nel 2014 arriva la bellissima collaborazione con Rolling Stone Italia, che prosegue ancora oggi, e nel 2016 ritorno di fiamma con Jaymag, testata musicale. Ma non è tutto. Ho anche un blog: My Rebel Stilettos, nel quale parlo di lifestyle e delle mie passioni. Mi definiscono come una “Punk con i tacchi a spillo” e mai definizione fu più adatta.