Un secolo di storia italiana raccontata da 20 obiettivi.

L’Italia del XX secolo viene raccontata dai maestri di Magnum Photos, riuniti al Museo Diocesano “Carlo Maria Martini” di Milano nella mostra “L’Italia di Magnum. Da Henri Cartier Bresson a Paolo Pellegrin“. Il progetto espositivo, in mostra dal 9 maggio al 22 luglio, presenta circa 150 scatti che raccontano la cronaca, la storia e il costume del nostro paese dagli anni Trenta all’alba del XXI secolo. Eventi di portata storica e scene di vita quotidiana compongono un affresco in cui le continue trasformazioni del Paese procedono parallele all’evoluzione di stili e tecnologie della fotografia. L’esposizione è curata da Walter Guadagnini, direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, con il patrocinio del Comune di Milano e con il sostegno di Rinascente e T’A Milano.

Il percorso espositivo si apre con un omaggio ai tre dei fondatori dell’Agenzia Magnum, Henri Cartier-BressonRobert Capa e David Seymour, e ai loro viaggi in Italia. Fin dal principio, la tutela del diritto d’autore e il rispetto della creatività e della verità sono i cardini dell’agenzia cooperativa. Organizzata per decenni, la mostra continua con gli anni cinquanta che vede la rinascita del paese, attraverso le immagini di Elliott Erwitt che racconta con uno sguardo ironico la capitale Roma, le sue bellezze e le sue contraddizioni, di René Burri che conduce lo spettatore all’interno della famosa mostra di Picasso a Palazzo Reale di Milano nel 1953, che ospitava Guernica, il capolavoro del maestro malagueño, e di Herbert List con gli scatti realizzati a Cinecittà, la “Hollywood sul Tevere”.

Gli anni sessanta sono rivissuti attraverso le fotografie di Thomas Hoepker, Bruno Barbey ed Erich Lessing che presentano, rispettivamente, il trionfo di Cassius Clay alle Olimpiadi di Roma del 1960, l’enorme partecipazione popolare ai funerali di Palmiro Togliatti, e le vacanze sulla riviera romagnola nel periodo del boom economico. La Sicilia di Ferdinando Scianna apre la sezione degli anni settanta, dove s’incontrano le immagini di Leonard Freed sul processo sociale che ha portato al referendum sul divorzio e di Raymond Depardon con la serie sui manicomi, nel momento storico che ha segnato l’introduzione nell’ordinamento italiano della legge Basaglia che ne decretava la chiusura.

Gli anni ottanta vivono nel confronto tra le grandi fotografie di Martin Parr che documentano la definitiva affermazione del turismo di massa nel nostro paese, tra bellezza dei luoghi e cattivo gusto dei visitatori e quelle di Patrick Zachmann sulla camorra napoletana. La contemporaneità, dagli anni novanta ai primo decennio del nuovo secolo vive nel racconto di Alex Majoli sulle discoteche romagnole, di Thomas Dworzak sul G8 di Genova, di Peter Marlow sulla della guerra nella ex Jugoslavia e di Chris Steele Perkins sulla “Clericus Cup”, il torneo di calcio tra religiosi. Chiude idealmente la mostra, Paolo Pellegrin con gli scatti realizzati alla folla assiepata in piazza San Pietro a Roma durante la veglia per la morte di Papa Giovanni Paolo II e a un barcone carico di migranti nel mar Mediterraneo.

 


 

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About Author

Conosciuto come Gillo, nasce in Brianza nel 1988 ed è co-fondatore di Glamour Affair. Ha molte passioni, ma quella innata per la progettazione e il design lo ha portato a conseguire nel 2014, presso il Politecnico di Milano, la Laurea Magistrale in Architettura delle Costruzioni con il massimo dei voti. Iscritto all'Ordine professionale dal 2016, ha esercitato la professione di architetto e fotografo come libero professionista, lavorando oggi nella comunicazione e nella fotografia con la Società Quadrifolium Group S.r.l. che ha fondato con il fratello Stefano. Il mondo dell’arte e della creazione (non della creatività, quella la lasciamo ai grandi Maestri), lo ha aiutato ad essere un gran osservatore ed a sviluppare un attento occhio critico. Un carattere risoluto lo porta spesso ad odiare le mezze misure, ma ciò non gli impedisce di essere sempre disponibile verso tutti ed ascoltare le persone. Si ritiene tradizionalista (alcuni, per disprezzo, direbbero conservatore), ma senza timore del progresso, e crede che solo l’impegno e la costanza possano portare al raggiungimento dei propri obiettivi. Cerca sempre di dare molto valore al tempo perché, essendo di natura uguale per tutti, è il più grande strumento di democrazia.